Feeds:
Articoli
Commenti

Da qui in poi

Paradisi perduti (Rodolfo Cavazza) 

E fu così che la nostra Flux lo mise in culo al karma. C’è riuscita la piccola, ha dribblato il destino, ha interrotto il loop, con un passo leggero ed elegante qb ha oltrepassato la barriera invisibile. E’ una vita che ci provo e lei in un paio di stagioni ce l’ha fatta. Grande piccola Flux, ed io che la prendo tanto in giro e rido delle sue performance da sognatrice tentando di dimostrare quanto poco spirito pratico e accettazione della realtà abbia, quante illusioni, utopie; le dico sempre che con quella sua aura multicolor non arriverà mai da nessuna parte in questo mondo pallido. Bella lezione che mi ha dato! Ad onor del vero le circostanze erano un po’ a suo favore ma se l’è giocata in maniera impeccabile. Si è presa il meglio, ha succhiato l’essenza, l’ha fatta sua, elaborata e messa da parte per il futuro e quando è arrivato il momento ha pensato ‘ok, qui non ho più nulla da fare’ ed è andata senza rimpianti, senza rimorsi, due lacrime per me, un sorriso appagato per lei; ma come diamine fa? Qualcuno mi diceva che ricorda la sensazione di quando a 20 anni sentiva tutta l’energia di una vita in divenire, energia che poi la quotidianità della vita da adulti impallidisce e lascia un po’ morire. Che dire? Io ho avuto la fortuna di sentirla ancora tutta quell’energia, altro che energia, è stato un turbinio di sensazioni, di desideri, di volontà riscoperte, di ideali rispolverati e tirati giù dal solaio, di capacità ripescate in qualche baule. Nonostante la mia indolenza me lo impedisse, avevo così voglia di darmi da fare, di recuperare, di attivarmi, sentivo la vita scorrere più forte nelle vene e ho avuto le vertigini, ce n’era talmente tanta da farmi girare la testa e confondermi, uno spinello d’erba in ottima compagnia così si potrebbe riassumere il tutto.  Dopo tutto questo come si fa a provare tristezza? Come ci si può sentire  alla fine di qualcosa? La fine sfuma nell’inizio di qualcos’altro e non puoi che ringraziare e amare chiunque sia riuscito a catalizzare il tutto in questa direzione, chiunque abbia avuto la grazia di prenderti per mano, gentilmente, e di riportarti a casa.         

Amor dentro del Caos 2 (Nicoletta Tomas)

Bevo, bevo sola.

Vino bianco, rosso, una birra, un gin.

Un altro bicchiere, mi alleggerisce la giornata, mi aiuta a pensare senza coinvolgimenti, a lasciarmi andare a me stessa.

Kebab for breakfast alla televisione, no, non alla tv, su MTV.

E’ bello sdrammatizzare ogni cosa..  è tutto in ordine, tutto ok.

No! Non  è niente in ordine.

Pensare solo a se stessi  è fantastico…

No! Non lo è affatto.

Devo pensare a qualcuno diverso da me stessa, che non conosco, che lascio esprimere, un innamorato forse …di me? Impossibile!

Scendo le scale e cammino vestita di stracci in cerca di emozioni per non scappare ma per amare; emozioni per vivere, l’evoluzione è l’unica maniera di rendere questa vita viva.

Una spallata alla porta, aggressione? Ognun per sè

Ancora una volta No! Tu per me ed io per te.

Qualcosa deve averti colpito, ne sono certa; una rabbia? Certo, ne abbiamo molta.

Ti voglio vedere nudo sul mio letto e riflettere…. sirene, allarmi… niente di niente, solo emozioni. Nessuna aggressività, l’amore non si può reprimere, ci annienta se solo tentiamo di farlo.

Che ti succede? Di nuovo insieme? Io sono favorevole ma non ti allargare.

Fiori freschi, niente più indagini, niente più scuse, niente più fallimenti.

Che occhi belli, che bel sorriso. I sentimenti fanno saltare tutti i freni.

Rimettiamo in ordine, che ne dici?

Hey! Un altro bicchiere please.

route66.jpg

Sarà che la benzina è sempre più cara, sarà che la mia macchina consuma molto, sarà che di soldi ce ne sono sempre meno, sarà qualcosa del genere ma …possibile che la benzina era così poca??

Ho viaggiato per poche ore, un viaggio intenso, bei paesaggi, aria fresca e delicata sulla pelle; ho viaggiato in strade conosciute ma dimenticate o viste solo in cartolina, sta di fatto che queste strade mi sembrava non conoscerle, e nonostante questo da qualche parte mi hanno portato: alla scoperta di una casa nel bosco, nascosta ma accogliente, dalla quale però bisognava ripartire in fretta per la città. 

Ed eccomi qua, a chiedermi se c’è ancora partita, se, per un’altra volta ancora, le cose possono essere recuperate e come e se è giusto e se c’è volontà delle parti e…. e altri mille quesiti e dubbi che si incastrano nella mia mente già piena di detriti.Ero convinta di poter viaggiare, pronta all’avventura col sacco a pelo in spalla, forte di esperienze passate, forte di sentire le spalle coperte, forte di una forza che non era la mia. Flux sostiene che non tutto è perduto e che proprio dal travaglio qualcosa nascerà;

Io dico che è meglio scappare e trovare un aereo che mi riporti in fretta in albergo, come dire, l’autostop non fa più per me da quando ho superato i 25.

So come rimettermi in sesto, so come ricentrami anche se ci vorrà molto, so che posso ricreare un mondo che sia mio da donare a chi mi si parerà davanti e purtroppo so che l’unico impedimento a tutto questo è me stessa, so che me stessa si rifiuterà puntando i piedi ad ogni angolo, so che dovrò scavallare mille muri alzati. So che ce la posso fare e che ho una tartaruga sul comodino che tanto sa e tanto farà.

Quello che non so è se questa qui è la benzina che darà forza al motore per ripartire o se la mia macchina, ormai incidentata, ha finito il viaggio e andrà rottamata in via definitiva.

 

**Rob**

Un altro bacio

il_bacio_di_toulouse_lautrec2.jpg

Da quel sabato qualsiasi di inizio estate, passando per racconti, canzoni, risate, insicurezze, nascondigli che ‘questo non lo dovrà sapere’ e poi sguardi, quegli occhi dolci e poi mani e corpi uniti e pelle e sapore ovunque. Per arrivare ad immagini di vizi e virtù così ben mescolati tra loro da non lasciare spazio ad inutili parole, a nessuna possibile critica, nessuna stupida moralità ma solo cruda sincerità di quella che a volte brucia come etanolo sulla pelle ma disinfetta nella stessa maniera e cura e rimargina e asciuga finalmente l’anima ferita.

‘Non possiamo andare avanti così, questo rapporto ha la data di scadenza stampata sopra, siamo solo due bambini che si scambiano i giochi sulla spiaggia’

Siamo troppo diversi io e te; tu vivi in un mondo fatto di sensazioni da trasformare in arte, parli di cose che non conosco e Dio se mi fa rabbia non conoscerle! Ed io? Io ti racconto di una vita che mi ha vissuto, della normalità che ti lecca, ti morde, si nutre di te fino a lasciarti insensibile.

Così, davanti a un mojito tu, una birra cubana io, seduti a un tavolino all’aperto una domenica di fine luglio, decidiamo, si deve prendere una decisione. Salviamo il salvabile, scopriamo se c’è benzina per questo viaggio, dividiamoci per sperare di riunirci… un paradosso!! Pura follia!! Ma infondo cosa siamo se non due anime intricate che con uno sguardo si sono riconosciute?

E allora sia, allontanti da me, dammi spazio per pensare a cosa siamo insieme e a cosa possiamo diventare, sempre se qualcosa possiamo.

Pensieri e sorrisi per una decisione del tutto incomprensibile; momenti di solitudine e riflessione e non sapere neanche bene a cosa dover pensare; sensazioni in forza centrifuga così diverse e vere da non poter neppure essere analizzate; emozioni e ricordi da vivere senza congetture, senza nemmeno un’analisi per comprenderle… attesa e viaggio… e poi..

E poi, del tutto inaspettato, un tuo messaggio ‘Ce lo diamo un altro bacio prima che parti?’

L’ultima cosa che ricordo prima di partire: noi due che facciamo l’amore lentamente, lo sguardo più intenso che si sia mai posato su di me accompagnato dalla dolce voce di Joni Mitchell e pensieri e dubbi…

…ma sta benzina c’è? Secondo me sì!

**Rob**

E’ stata tutta colpa sua, di Flux voglio dire!

Non mi ha lasciato scelta, ha fatto come diavolo voleva lei senza chiedermi nemmeno se fossi daccordo (la piccola ingrata e pensare che deve a me la sua esistenza). Ha ignorato con fare oltremodo presuntuoso, ogni mia contestazione, ogni mia razionale preoccupazione per la sorte di entrambe.

Che poi dico, cosa ne sa lei del mio mondo, mica è come da dove viene lei, dove fidarsi è cosa comune, dove è scontato ridere e abbracciarsi, dove è ovvio abbandonarsi nelle braccia di uno sconosciuto solo perchè due sguardi si incrociano facendo stupide scintille! Sì scintille!!!! Qui da me è tutto diverso, le cose devono essere scrutate, studiate, ogni parola o comportamento va soppesato, valutato, analizzato e fatto rientrare nei comuni schemi di sempre, diteglielo anche voi!

‘Non sappiamo niente in tutta sta faccenda, non sappiamo cosa possiamo aspettarci, cosa voglia davvero da noi due, chi sia veramente..’ le continuavo a ripetere. Ma lei niente, non ascoltava, a lei non importavano queste cose, troppe stupide elucubrazioni di una mente razionale inchiodata ad altrettanti troppi stupidi canoni.

Ogni volta cercassi di metterla in guardia sulle possibili insidie lei mi rideva in faccia e mi diceva che nulla era in pericolo, che dovevo fidarmi. Ma figuriamoci! ‘Ma davvero dalle tue parti esiste ancora quest’arcaica espressione?’ le ripetevo allora io.

Ad un certo punto però, non so bene come sia successo, probabilmente mi ha ingannata la piccola bastarda, mi ha attaccato sul mio lato ancora debole: i ricordi (devo ammettere che mi conosce meglio di quanto pensassi). Ha cominciato a raccontare storie lontane e perdute, di tempi in cui io e lei eravamo ancora un’unica anima, di quando si sognava cose folli, si gridava senza motivo e si ballava vestite solo di fiori. In un unico attimo di debolezza è riuscita a farmi vedere le cose attraverso i suoi occhi sognanti e a farmele sentire attraverso il suo cuore.

E’ stato allora che mi sono ritrovata chiusa all’angolo e messa alle corde che cosa potevo ancora tentare? Non ho tentato nulla, l’ho abbracciata aggrappandomi a lei e lasciandola finalmente fare.

E’ andata così che mi sono innamorata di lui.

**Rob**

La casa degli specchi

Esiste una realtà che ho perso di vista …immagino. Me la sono lasciata dietro, seminata, rincorrendo il suo esatto riflesso. Ad un certo punto, un burrone, che si fa? Pensa in fretta! Freno… no, accellero… ma perchè?! Frena!!!!!

NO!! Accellero e precipito.

Torno alle origini, lascio spazio a tutto ciò che sembra ‘non essere’ e ritrovo quello che ho dimenticato. Riscopro che ho dimenticato la scoperta (per fortuna non del tutto). Riscopro di essere stata una cercatrice, di aver desiderato acidi che mi aprissero la mente, di aver mai seguito la ragione vendendomi alla razionalità. Eppure mi sono venduta, ma questa non sono io, è sempre quello stupido riflesso.

La casa degli specchi del Luna Park; tutto  reale ma niente lo è, tutto è davanti ai tuoi occhi ma niente è quello che sembra. Corpi deformi, labirinti da percorrere che però qualcuno ha disegnato per te, sembrano divertirti ma è solamente un ridicolo gioco di specchi che ti portano dove qualcun’altro ha deciso che dovrai andare.

E allora precipito nel burrone, esco dal Luna Park, torno a camminare, sono qui e ci sono ora. Cerco di vincere il riflesso di stare immobile solo perchè direzione non ce n’è sentendo con il cuore che, un piede davanti all’altro, uno sguardo, una sensazione faranno apparire indicazioni per continuare la via.

La Flux mi prende per mano, quanto è fica lei! E dice ‘non fare resistenza, ti sto portando a casa’

**Rob**

Ricordare sempre ciò che si dimentica spesso

Scrivere per non lasciarsi indietro, alla deriva di se stessi

Un bacio non è una favola, è solo un bacio

Un amore non è una vita, è solo amore

Uno sguardo, quello sì che può aprire mondi

La mano crea disegni agli occhi incomprensibili

Il cuore ha i suoi occhi che vedono altro

e non comprendono

mai quando, nessun perchè

**Rob**

Welcome to the Flux world

The Flux

Vi siete già chiesti a quale fantastico mondo appartenga la Flux? Lei usa dire di non appartenere a nulla – e dico nulla, non nessuno, bada bene – ma a me spesso sembra appartenere al Nulla stesso. Intendiamoci, non è mica cosa negativa, chiedetevi a cosa appartenga l’Universo e se saprete rispondere (cosa di cui, vi prego, lasciatemi dubitare) forse avrete anche idea del meraviglioso mondo di FLux.
Lei viene dal nulla e il nulla insegue come filosofia, l’opposto di me che faccio del nulla anche, una gran confusione di perchè. Lei prende il nulla che nelle sue mani forgia ad arcobaleno, io l’arcobaleno lo cerco riflesso nelle pozzanghere, negli stagni e dove l’acqua non riesce ad essere limpida.
La Flux è pura, sassolini di oro grezzo incagliati nella rete di una vita (questa sì) che non le appartiene affatto, luce propria ad illuminare solo la propria immagine. Ed io? Oro colato in uno stampo, costretto ad essere quello che io stessa o altri intorno a me, desiderano che io sia. La forma si decide con gli anni, la sostanza quindi cambia, il valore falsato da altri valori (discutibili aggiungerei).
La flux è colei che ama indipendentemente, instancabilmente, irrazionalmente, irriverentemente.
Colei che sa vedere, come un oracolo, cose impercettibili, umori inconcepibili, visioni indescrivibili.
Il suo mondo è composto, come il mio, di 4 elementi ma, non come il mio, fusi in un tutt’uno.
Il suo mondo è lo specchio di ogni anima che le passa accanto, colori e riflessi misti a lisergiche visioni.
Ed io….
io appartengo a coloro cui non appartiene niente
io amo stancabilmente e razionalmente
io nuoto riflettendomi in acque torbide cercando lucidità (ma come?)
io appartengo a un mondo talmente meraviglioso da doverci sputare sopra spesso per tirarlo a lucido

eppure amo, amo me stessa, gli altri, la vita, le mie elucubrazioni e tutte le paranoie
amo lo stare sola lamentandomi di stare sola
amo le contraddizioni e tutto ciò che non conosco ancora
amo le asimmetrie nelle menti degli altri perchè non comprendendole mi sento viva

Se quindi Flux mi porta nel suo mondo, io allora la porto nel mio e finiremo per innamorarci perdutamente dello stesso strano individuo apparso un sabato sera dal nulla, di cui non capiamo la vita, di cui non comprendiamo le parole e fatichiamo ad elaborarne i pensieri ma che ci avvolge nel suo mantello di immagini e sogni e arte e vita da cui difficilmente usciremo le stesse di prima.
E così facendo, sembrerà impossibile ma, ci facciamo felici.

**Rob**

Gay Pride

Ricordate il vecchio spot del rum più bevuto nei peggiori bar di Caracas?

Lemon.. cafè.. azùcar.. y Pampero!

Come non emularlo in seratina alcolica da venerdì con le amiche?

Ma come fermarsi al 3 bicchierino del succitato mix? Facile! Non fermarsi! E allora come farsi mancare del Gin + Succo di arance rosse?

Torno a casa con le prove del delitto perpetrato: Pampero -3/4 di bottiglia (bevuto in 3), Gin -1/2 bottiglia (bevuto da me sola).

Analisi della scientifica: 2 vomitate prima ancora di rimettere piede a casa con relativi postumi.

Verdetto della giuria: assolta per assenza di intenzionalità con l’attenuante del riscontro di disturbi psichici ancora in esame ma sicuramente poco capace di intendere e di volere

Morale: mai bere se non si è stati capaci di cucinarsi un’adeguata cena e soprattutto mai in casi di depressioni aggravate quali l’aspettare invano una telefonata da una persona che sembra interessarci parecchio.

…E la vita continua, ci si alza dal letto con qualche postumo e tanti sensi di colpa per non essere stati in grado di fermarsi in tempo un attimo prima dello sfascio completo, ci si ripromette che ‘basta co’ sta roba… mica c’ho più 20 anni!’, ci si convince che la vita ad un certo punto va vissuta con sobrietà (ci si convice davvero?)

Ma la sobrietà, lo sanno tutti, non  è il mio forte, e quindi decido di andare al Gay Pride!!!!!

Non vado, ovvio, da sola, ma con la persona dalla quale aspettavo invano la telefonata, la quale non solo telefona ma viene sotto casa a prendermi, passiamo un pomeriggio di impegno sociale e solidarietà col modo gay, per finire a cena in un ristorantino cinese e finalmente a casa sua per quello che rimane della giornata.

Ora, io vi racconterei volentierissimo le sensazioni e gli sguardi e le parole che mia hanno avvolto, accolto, curato e addormentato ma, putroppo, non sono un’artista, ci sono colori e suoni che non riuscirei a tradurre in parole e a costringere in frasi e metafore. Posso solo darvi una vaga idea dicendo che, per quanto lontani, io e lui, in esperienze, studi, pensieri, vita quotidiana e vissuto, la nostra pelle finisce per riconoscersi, i nostri corpi sanno comunicare meglio di noi e con più intensità e fantasia, le nostre mani e i nostri occhi si raggiungono senza una guida che li accompagni, in quei momenti ci si sente appartenere all’infinito e nient’altro è importante, tutto quello che c’è è sufficiente, può bastare a se stesso senza dover pensare al poi, mai più a domani.

**Rob**

The Flux is back… again

cane.jpg

E si ricomincia.

Si ricomincia con le seratine superalcoliche di stravizi a go-go, di chiacchiere e pensieri in totale confusione, lanciati come dadi nelle teste di chi ha deciso di esserci stasera.

Si ricomincia con il turbinio di parole e sensi che non sanno stare al loro posto… mai!!

Con i ’sai cosa dovresti fare..’

Con i ‘lasciati servire..’

Con i ‘ma tanto lo sai che è sempre così..’

A volte penso che la nostra generazione si liberi solo attraverso una sorta di autodistruzione, ci si sente vivi quando si sta sulla soglia dell’impossibile, mai un attimo prima (ma neanche l’attimo subito dopo).

E’ un po’ un’illusione e un po’ una lotta, è una sorta di… cerco di difendermi abbassando le armi, mettendo a tacere il caos reale per sentire il mio caos personale quello che mi renderà una persona migliore.

Ma infondo la sto facendo troppo ‘impegnata’. Una seratina è quello che è… semplicemente tante apparenti chiacchiere (in realtà informazioni) elargite e ricevute con addosso un paio di jeans e un infradito e lacci per raccogliere i capelli che chissefrega come stanno stasera, che veranno poi, smaltita la sbornia, elaborate da persone civili che tornano coi loro tailler e le loro cravatte in uffici tristi e senz’anima.

Alzo il bicchiere! Brindo alla vostra!

**Rob**

« Articoli più recenti - Articoli precedenti »