IL TROFEO
Non è quello che ho sempre pensato di desiderare che ora desidero, o meglio, non lo è più se mai un giorno lo è stato.
Cerco nei ricordi ma il più mi sfugge e lascio i miei pensieri vuoti a fare i conti con se stessi.
Esiste una tregua alla fine di ogni battaglia ma la mia tregua è più aggressiva della lotta stessa.
Spero in un trofeo e questo è quanto.
E mi chiedo a cosa mai possa servirmi.
Se avessi ancora 20 anni allargherei le braccia come il cristo di rio e lascerei che tutto sia fatto.
Mi lascerei percorrere, insegnare, ascoltare, affogare nel tutto di qualcosa che ancora non esiste e chissà se mai esisterà.
Lascerei insomma andare tutti i fermi, in caduta libera, con incoscienza e senza alcuna paura del dopo, del se, del chissà
Mi si chiede di riaprire delle porte chiuse e devo essere io a farlo, nessuno al mio posto se ne prende l’incombenza,
mi si sta chiedendo ‘butta giù il muro (e io aggiungo cosa non viene detto) così io posso passare in libertà senza sbattermi tanto a pensare a te!’
Ognuno pensi a se stesso! Cos’è questa favola del prendersi cura di un’altra persona? Cos’è quest’illusione che possiamo
completare qualcuno, cos’è questa strana parola ‘condividere’?
E continuo a pensare che quello che voglio sia solo un trofeo.




…dai che prima o poi te lo regalo un bel bassorilievo in acciaio corten che attesta il tuo essere prima in qualcosa, devi solo decire e dirmi prima in cosa!