Sulla scia del precedente post sul ‘risveglio’ che chiamerò da oggi in poi ‘rifioritura’ perchè risveglio mi sa troppo di illuminazione buddhista e mi fa sembrare al di sopra di qualcosa, cosa che non è per nulla esatta, mi vengono in mente delle cose su cui rifletto da un po’.
Pensavo a quante volte nella vita accadono cose che sembrano non andare per il verso giusto, e quante volte le stesse cose ci vengono poi riproposte in un altro momento della vita nella giusta maniera ma, nostro malgrado non è più il momento giusto. Insomma quanti di noi si trovano spesso nel posto giusto al momento giusto?
A me è capitato poche volte nella vita, molto più spesso mi è successo di avere una sola delle due variabili: posto giusto momento sbagliato, momento giusto posto sbagliato.
Mi chiedo se le persone che sanno davvero chi e cosa sono riescano a provare questa sensazione ogni passo che fanno, mi chiedo se, conoscendosi abbastanza bene ed essendo ‘centrati’ (altra parola odiosa) sulla proprio essenza, riescano ad avere, senza sforzo, quello di cui hanno bisogno. Mi chiedo quale percorso abbiano fatto per ottenere questa beatitudine. Mi chiedo quante siano queste persone.
Io ne conosco giusto un paio, ma io non conosco molta gente, comunque un paio ne conosco, e non saprei trovare un comun denominatore che mi aiuti a capire. Posto che non credo nella fortuna sfacciata, cerco di individuare quale sia la comunanza tra di loro.
Proviamo:
entrambi non hanno paura di essere quello che sono, nel bene e nel male, non si vergognano dei loro difetti pur non esaltandosi per i loro pregi migliori. E questa mi sembra, ma forse lo è solo ai miei occhi, già una gran cosa, per me già hanno vinto così nella vita!
uno dei due sta bene così, l’altro cerca in continuazione il miglioramento ma entrambi conoscono la via per evitare l’alcolismo, cioè hanno degli obiettivi, sanno esattamente cosa li porterà nel mondo che più gli appartiene.
per motivi ed eventi molto diversi tra loro, entrambe hanno sperimentato il sentirsi rifiutati; anche se questo può sembrare patetico e scaturire da un’analisi di psicologia spicciola (e lo è a tutti gli effetti) mi sembra degno di nota; nel loro essere molto amati hanno capito cosa sia il non essere accettati e forse questo ci riporta al primo punto: hanno imparato che la loro natura è più importante di chi la sta giudicando, forse.
entrambi sono apparentemente egoisti ma sanno intuire perfettamente ciò che renderà felici le persone che li circondano e si dedicano talmente tanto a questa pratica da farti pensare che il dare e avere, il condividere, l’amare sono tutt’altro rispetto a ciò che le istituzioni preposte all’insegnamento di tutto ciò ti hanno sempre voluto far credere.
Raccolgo, per ora, solo queste poche informazioni, e non so se sono utili al ragionamento che volevo fare ma è tutto quello che ho quindi me lo farò bastare.
Quello che mi viene in mente è che troppe volte ci lamentiamo che le cose non girano, che non ci succede quello che vorremmo, che c’è sempre chi sembra essere più fortunato di noi. Ma esattamente con la stessa frequenza con cui ci lamentiamo, finisce che lasciamo correre, non ce ne preoccupiamo più fino al successivo insuccesso, continuando a ficcarci in situazioni che non ci appartengono, a pensare, con scarsa convinzione, che quella è la nostra via, il nostro modo di essere, le nostre frasi, i nostri pensieri, senza approfondire se sia realmente così o se invece, più probabilmente, ci stiamo solo svendendo, se stiamo vivendo in riserva invece che con il pieno.
Quello che mi piacerebbe capire è se i successi e le sconfitte nelle nostre vite accadono per onestà o disonestà interiore verso quello che siamo. Quanto c’entri il fatto di lavorare per essere protagonisti della propria vita o semplici comparse, quanto sia possibile liberarsi dagli strati inutili che la vita ci mette addosso per ritrovare solo la fonte di noi stessi e da lì ripartire più leggeri e, soprattutto, quanto tutto questo duro lavoro sia effettivamente efficace a regalarci maggiore serenità.
Ma come si fa a strapparsi gli stracci che la vita ci butta addosso facendoci sentire miseri, ricoperti di roba non nostra, soffocati da strati inutili di detriti? Come si fa a riconquistarsi un posto dignitoso da cui poter vedere lo spettaccolo invece di guardare sempre dal buco della serratura? Dove si ritrova la magia di trovarsi in luoghi che ci appartengono invece che sbattuti in ogni dove a caso?
Io non credo nella fortuna sfacciata piuttosto penso che quella che noi chiamiamo fortuna sia solo la nostra parte migliore, onesta, non ancora corrotta che, a nostra insaputa, lavora, suda, chiama, urla fino a farsi sentire da qualcuno che ci potrà finalmente ascoltare e aiutare, e di persone intorno a noi disposte a fare questo, sempre a loro insaputa, ce ne sono moltissime.





