Oggi Roma ha qualcosa di bello
l’asfalto è bagnato e, nonostante le nuvole, il cielo è azzurro e ogni tanto arriva anche una carezza di sole
da qualche parte, sono sicura, ci sarà anche un arcobaleno.
Oggi Roma ha qualcosa di bello
l’asfalto è bagnato e, nonostante le nuvole, il cielo è azzurro e ogni tanto arriva anche una carezza di sole
da qualche parte, sono sicura, ci sarà anche un arcobaleno.
Pubblicato in Giorno dopo giorno | 4 Commenti »
IL TROFEO
Non è quello che ho sempre pensato di desiderare che ora desidero, o meglio, non lo è più se mai un giorno lo è stato.
Cerco nei ricordi ma il più mi sfugge e lascio i miei pensieri vuoti a fare i conti con se stessi.
Esiste una tregua alla fine di ogni battaglia ma la mia tregua è più aggressiva della lotta stessa.
Spero in un trofeo e questo è quanto.
E mi chiedo a cosa mai possa servirmi.
Se avessi ancora 20 anni allargherei le braccia come il cristo di rio e lascerei che tutto sia fatto.
Mi lascerei percorrere, insegnare, ascoltare, affogare nel tutto di qualcosa che ancora non esiste e chissà se mai esisterà.
Lascerei insomma andare tutti i fermi, in caduta libera, con incoscienza e senza alcuna paura del dopo, del se, del chissà
Mi si chiede di riaprire delle porte chiuse e devo essere io a farlo, nessuno al mio posto se ne prende l’incombenza,
mi si sta chiedendo ‘butta giù il muro (e io aggiungo cosa non viene detto) così io posso passare in libertà senza sbattermi tanto a pensare a te!’
Ognuno pensi a se stesso! Cos’è questa favola del prendersi cura di un’altra persona? Cos’è quest’illusione che possiamo
completare qualcuno, cos’è questa strana parola ‘condividere’?
E continuo a pensare che quello che voglio sia solo un trofeo.
Pubblicato in Allo specchio, Giorno dopo giorno | 1 Commento »
Passare il sabato sera a casa non è il miglior modo per spendere i proprio 34 anni. Passare il sabato sera in compagnia di Nabokov già è un modo migliore per farlo, ma se Nabokov mi ricordasse che il sabato sera avrei voluto spenderlo con qualcun altro potrebbe cominciare ad essere pericoloso.
Così come bere gin e succo d’arancia, potrebbe essere un modo per addormentarsi in pace ma se quel bicchiere potesse parlare mi direbbe che non era così che voleva essere bevuto bensì in compagnia e lui saprebbe anche dirmi in compagnia di chi. Insomma né un buon libro, né un bicchiere di gin mi allontanano da pensieri inquieti, non tristi, non insostenibili, ma pur sempre inquieti.
E intanto penso, penso a chi mi dice di non pensare così tanto, penso a Gratia che beve un negroni in onore mio e del vecchio Cellophan, penso a Enri che chiede di andare a vedere un film tutti insieme appassionatamente, penso a S. che da questa botta come si riprenderà, penso a M. e alla monogamia illuminata, penso a chi mi dice che è meglio vivere come se dovessimo morire tutti domani, penso che il senso della mia vita è molto semplice e chiaro ma c’è sempre qualcuno che pensi non basti, me compresa.
E poi penso di andare, di muovermi, di inventare, di crescere e penso che mi sono stancata di farlo, quella che sono dovrebbe bastare e avanzare a me e a chiunque mi si pari davanti. Questo penso e a un miliardo di altre faccende.
Penso che ognuno di noi ha i propri demoni e che non dovremmo aspettarci che gli altri li capiscano e tantomeno che se ne facciano carico e questo mi riporta al pensiero iniziale e il loop ricomincia.
Pubblicato in Allo specchio, Giorno dopo giorno | 5 Commenti »
“La memoria ha una gran dote, riesce a produrre il suo materiale a una velocità straordinaria: una tragedia si rammenta in un batter di ciglia, una vita intera in una bottiglia di gin“
(P. McGrath – Il morbo di Haggard)
Pubblicato in Appunti di lettura | 5 Commenti »
F: what’s wrong with you?
R: smettila Flux di parlare in iglese solo perchè hai visto due puntate di House in lingua originale
F: so what’s your problem?
R: ti ho detto di smetterla …
F: ok. Che diamine ti ha preso? Che hai fatto?
R: niente
F: niente..
R: niente!
F: aiutami a capire, perché qui ne va anche della mia esistenza e non ci sto a farmela rovinare da una sociopatica come te
R: ma di cosa stai parlando? È tutto sotto controllo!
F: sotto controllo una sega tesoro mio, vuoi che sto qui a guardare mentre mandi tutto a puttane solo perché non hai le palle di ammettere che non hai le palle di andare di avanti?
R: il concetto insomma è che non ho le palle….
F: come definiresti allora quello che hai fatto?
R: saggia e tattica ritirata
F: tua sorella!! Sei scappata, filata via, bandiera bianca perché non reggevi la battaglia
R: ma senti come ti esprimi.. io ti taglio tutti i serial americani che ti peggiorano il vocabolario, che poi se peggiorano te mi tocca ricomporre i pezzi a me… ma se ti licenziassi?
F: fallo! Ma figurati, hai paura anche della tua ombra, io sono l’unica cosa buona che ti è capitata e vuoi licenziarmi… sei davvero ridicola
R: vuoi la guerra? E guerra sia piccola deficiente sognatrice, tu senza di me non esisti te lo hanno spiegato nella comunità hippy dove vivi?
F: e tu senza di me saresti arida, ipocrita, e ancora più ottusa di quello che già non sei e potrei continuare ma il blog è pubblico e ti sputtanerei troppo
R: vuoi che ti dimostro come tu puoi facilmente spegnerti pian piano mentre io resto a guardare?
F: sentiamo
R: la mattina, appena sveglia, ti accendo subito la televisione su ‘uno mattina’ con uno splendido e pimpante Luca Giurato. Se non sono in uffico, alle 12.00 posso sintonizzare su ‘La prova de cuoco’ visto che non sai neanche cucinare..
F:…ha parlato Vissani
R:…al rientro dal lavoro non ti accendo la televisione (perchè sono buona) fin quando non parte Fabrizio Frizzi con ‘soliti ignoti’ anche se in alternativa su canale5 c’è La ruotona della fortunona con Papi e il premio nobel Victoria Silvstedt che fanno rimpiangere, se possibile, il poro Bongiorno…. Vuoi che continuo…? Ah scordati qualsiasi libro, l’adsl di Tiscali, e il cinema il mercoledì sera..
F: ….settimana enigmistica? Un Bartezzaghi ogni tanto?
R: NO!
F: ok… ti sembra il caso di fare una tregua e parlare da persone civili?
R: paura eh?!
F: abbastanza, lo ammetto, stupida come sei potresti anche mettere in pratica le minacce e rovinare la vita di entrambe
R: bene, parliamone, che vuoi da me?
F: che la smetta di masturbarti mentalmente e comici a pensare a qualcosa di veramente utile, che lasci andare le tue paure e diventi la persona che hai sempre desiderato essere.
R: oh! Tutto qui? Chissà che pensavo! …….Ti dicono niente quasi tre anni di psicoanalisi?
F: …ti dice niente il fatto che sei sempre allo stesso punto?
R: ok, che devo fare?
F: dimostra a te stessa che sai davvero quello che vuoi, esci, cercalo e prenditelo e non ti fermare davanti a niente
R: ma non so davvero quello che voglio…
F: oh mio dio, è una battaglia persa però con te… quasi quasi do le dimissioni io……
R: no, ti prego, sei l’unica che può aiutarmi; lo dico a malincuore ma lo dico, visto che progressi?
F: ti odio
R: ti amo
F: ok
R: amiche?
F: sorelle!
(tanti abbracci)
Pubblicato in Allo specchio, Enter the Flux, Istanti folli | 6 Commenti »
Ho passato l’intera domenica a tentare di far navigare il pc della mia cara cugina che ha appena attivato la sua nuova adsl e, dopo aver fatto gradevole amicizia con tutti gli operatori del call center del simpatico nuovo gestore da lei accuratamente scelto, si è scoperto che il problema per cui nessuna di noi due è riuscita a leggere neanche una micragnosa pagina del web, è nello stesso pc. Io le ho provate davvero tutte, tolto tutte le protezioni, l’ho lasciato libero di esprimersi a proprio piacimento, l’ho messo nella condizione di confessarmi tutte le sue più intime perplessità sulla novità che gli stava per capitare, infine l’ho pregato in aramaico ma nulla di fatto, non c’è stato verso di capire quale fosse il problema.
Allora ho pensato al fatto che, e questo la povera cugina non poteva immaginarlo, in vita mia ho sempre avuto pc malfunzionanti tanto da credere che il problema sia annidato dentro di me. Attenzione il mio problema non è in qualità di utente, in quel senso sono sempre stata bravina tanto da potermi ritenere oggi un ‘utente avanzato’ come mi chiamerebbe una grossa azienda straniera di mia conoscenza.
No, no, il mio problema è la sola vicinanza: se sto troppo davanti alla macchina questa comincia a creare incomprensibili problemi, si confonde, si intrecciano i calcoli forse che ne so…
E allora sono arrivata alla conclusione che il mio campo elettromagnetico cozza inevitabilmente con quello dei pc, sì sì, sono sicura che l’arcano sta tutto in questa scoperta scientifica che avrò fatto, non so, una sera che avevo bevuto troppo e tentavo di interagire con uno dei miei tanti apparecchi strausati.
Di qui il passo mentale successivo è stato un must, è stato d’obbligo:
perchè questa alchimia non funziona anche con gli uomini della mia vita? Voglio dire, perchè difronte al mio campo magnetico gli uomini non cominciano ad andare in tilt come i pc? Ho immaginato cose meravigliose, situazioni da x-file, uomini completamente rimbecilliti dalla mia sola presenza; riuscite ad immaginare cosa sarebbe stata la mia vita? Quale popolarità avrei potuto avere oggi (almeno nel quartiere)! Avrei potuto avere tutti i ragazzi che volevo con un solo scioglimento del mio, bè in quel caso si sarebbe chiamato charme, ammaliare anche il ragazzo più bello della scuola, magari alle medie perchè al liceo era un certo Victor Alfieri, non avrei potuto con uno che con un nome simile in maturità avrei ritrovato in qualche puntata di Beautiful (è vera sta storia giuro).
Poi ho continuato a riflettere, abbandonando i miei sogni di gloria a favore della mia ricerca scientifica e mi sono accorta di una clamorosa quanto bastarda verità.
In realtà questa strana reazione alchemica (o come diavolo si chiama) accade in effetti anche agli uomini che mi si avvicinano troppo. E’ vero che si confondono, vanno in tilt, inziano ad assumere comportamenti del tutto incomprensibili, proprio come le macchine, e proprio come le macchine non rispondono più ai comandi (oddio detta così è brutta), diciamo che non vanno nella direzione che si presuppone debbano seguire (meglio eh?).
Tanto per capire meglio, la maggioranza degli uomini che ho avuto mi ha dato modo di poter confermare oggi, senza falsa modestia, che riesco davvero ad affascinare, in molti casi a far innamore sul serio, a creare un bel legame stretto e appagante con chi mi si avvicina, a patto però che la cosa non prenda alcuna forma definita, non si inscatoli in qualcosa di, come dire, preconfezionato. Insomma dopo un po’ tutti i rapporti cominciano ad assumere strane e paradossali forme. ‘Come dici nonna? Non capisci quello che dico? Nonnì, tutti me vonno e nessuno me se pija, mò hai capito?’
Insomma la morale è che faccio lo stesso identico effetto agli uomini e ai pc e così spesso mi ritrovo senza uomo e senza pc, cosa che con gli anni ho cominciato anche ad apprezzare, troppa tecnologia atrofizza la mente.
Si è verificato solo un caso, quello che credo si possa chiamare ‘l’eccezione che conferma la regola’, ci ha messo otto anni prima di farmi credere che fosse stato rapito dagli alieni, ma non fa statistica, era un caso estremo, un caso di genere umano a bassa evoluzione, insomma la teoria dell’incompatibilità elettromagnetica, con le piante grasse non funziona ecco tutto.
Pubblicato in Giorno dopo giorno, Istanti folli | 7 Commenti »
Giudizi Universali – Samuele Bersani
Pubblicato in Allo specchio, Giorno dopo giorno | 4 Commenti »
E fu così che la nostra Flux lo mise in culo al karma. C’è riuscita la piccola, ha dribblato il destino, ha interrotto il loop, con un passo leggero ed elegante qb ha oltrepassato la barriera invisibile. E’ una vita che ci provo e lei in un paio di stagioni ce l’ha fatta. Grande piccola Flux, ed io che la prendo tanto in giro e rido delle sue performance da sognatrice tentando di dimostrare quanto poco spirito pratico e accettazione della realtà abbia, quante illusioni, utopie; le dico sempre che con quella sua aura multicolor non arriverà mai da nessuna parte in questo mondo pallido. Bella lezione che mi ha dato! Ad onor del vero le circostanze erano un po’ a suo favore ma se l’è giocata in maniera impeccabile. Si è presa il meglio, ha succhiato l’essenza, l’ha fatta sua, elaborata e messa da parte per il futuro e quando è arrivato il momento ha pensato ‘ok, qui non ho più nulla da fare’ ed è andata senza rimpianti, senza rimorsi, due lacrime per me, un sorriso appagato per lei; ma come diamine fa? Qualcuno mi diceva che ricorda la sensazione di quando a 20 anni sentiva tutta l’energia di una vita in divenire, energia che poi la quotidianità della vita da adulti impallidisce e lascia un po’ morire. Che dire? Io ho avuto la fortuna di sentirla ancora tutta quell’energia, altro che energia, è stato un turbinio di sensazioni, di desideri, di volontà riscoperte, di ideali rispolverati e tirati giù dal solaio, di capacità ripescate in qualche baule. Nonostante la mia indolenza me lo impedisse, avevo così voglia di darmi da fare, di recuperare, di attivarmi, sentivo la vita scorrere più forte nelle vene e ho avuto le vertigini, ce n’era talmente tanta da farmi girare la testa e confondermi, uno spinello d’erba in ottima compagnia così si potrebbe riassumere il tutto. Dopo tutto questo come si fa a provare tristezza? Come ci si può sentire alla fine di qualcosa? La fine sfuma nell’inizio di qualcos’altro e non puoi che ringraziare e amare chiunque sia riuscito a catalizzare il tutto in questa direzione, chiunque abbia avuto la grazia di prenderti per mano, gentilmente, e di riportarti a casa.
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Bevo, bevo sola.
Vino bianco, rosso, una birra, un gin.
Un altro bicchiere, mi alleggerisce la giornata, mi aiuta a pensare senza coinvolgimenti, a lasciarmi andare a me stessa.
Kebab for breakfast alla televisione, no, non alla tv, su MTV.
E’ bello sdrammatizzare ogni cosa.. è tutto in ordine, tutto ok.
No! Non è niente in ordine.
Pensare solo a se stessi è fantastico…
No! Non lo è affatto.
Devo pensare a qualcuno diverso da me stessa, che non conosco, che lascio esprimere, un innamorato forse …di me? Impossibile!
Scendo le scale e cammino vestita di stracci in cerca di emozioni per non scappare ma per amare; emozioni per vivere, l’evoluzione è l’unica maniera di rendere questa vita viva.
Una spallata alla porta, aggressione? Ognun per sè
Ancora una volta No! Tu per me ed io per te.
Qualcosa deve averti colpito, ne sono certa; una rabbia? Certo, ne abbiamo molta.
Ti voglio vedere nudo sul mio letto e riflettere…. sirene, allarmi… niente di niente, solo emozioni. Nessuna aggressività, l’amore non si può reprimere, ci annienta se solo tentiamo di farlo.
Che ti succede? Di nuovo insieme? Io sono favorevole ma non ti allargare.
Fiori freschi, niente più indagini, niente più scuse, niente più fallimenti.
Che occhi belli, che bel sorriso. I sentimenti fanno saltare tutti i freni.
Rimettiamo in ordine, che ne dici?
Hey! Un altro bicchiere please.
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Sarà che la benzina è sempre più cara, sarà che la mia macchina consuma molto, sarà che di soldi ce ne sono sempre meno, sarà qualcosa del genere ma …possibile che la benzina era così poca??
Ho viaggiato per poche ore, un viaggio intenso, bei paesaggi, aria fresca e delicata sulla pelle; ho viaggiato in strade conosciute ma dimenticate o viste solo in cartolina, sta di fatto che queste strade mi sembrava non conoscerle, e nonostante questo da qualche parte mi hanno portato: alla scoperta di una casa nel bosco, nascosta ma accogliente, dalla quale però bisognava ripartire in fretta per la città.
Ed eccomi qua, a chiedermi se c’è ancora partita, se, per un’altra volta ancora, le cose possono essere recuperate e come e se è giusto e se c’è volontà delle parti e…. e altri mille quesiti e dubbi che si incastrano nella mia mente già piena di detriti.Ero convinta di poter viaggiare, pronta all’avventura col sacco a pelo in spalla, forte di esperienze passate, forte di sentire le spalle coperte, forte di una forza che non era la mia. Flux sostiene che non tutto è perduto e che proprio dal travaglio qualcosa nascerà;
Io dico che è meglio scappare e trovare un aereo che mi riporti in fretta in albergo, come dire, l’autostop non fa più per me da quando ho superato i 25.
So come rimettermi in sesto, so come ricentrami anche se ci vorrà molto, so che posso ricreare un mondo che sia mio da donare a chi mi si parerà davanti e purtroppo so che l’unico impedimento a tutto questo è me stessa, so che me stessa si rifiuterà puntando i piedi ad ogni angolo, so che dovrò scavallare mille muri alzati. So che ce la posso fare e che ho una tartaruga sul comodino che tanto sa e tanto farà.
Quello che non so è se questa qui è la benzina che darà forza al motore per ripartire o se la mia macchina, ormai incidentata, ha finito il viaggio e andrà rottamata in via definitiva.
**Rob**
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