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Nel momento

Dal buco della serratura - IVANOE ZAVAGNO

Dal buco della serratura - IVANOE ZAVAGNO

Sulla scia del precedente post sul ‘risveglio’ che chiamerò da oggi in poi ‘rifioritura’ perchè risveglio mi sa troppo di illuminazione buddhista e mi fa sembrare al di sopra di qualcosa, cosa che non è per nulla esatta, mi vengono in mente delle cose su cui rifletto da un po’.

Pensavo a quante volte nella vita accadono cose che sembrano non andare per il verso giusto, e quante volte le stesse cose ci vengono poi riproposte in un altro momento della vita nella giusta maniera ma, nostro malgrado non è più il momento giusto. Insomma quanti di noi si trovano spesso nel posto giusto al momento giusto?

A me è capitato poche volte nella vita, molto più spesso mi è successo di avere una sola delle due variabili: posto giusto momento sbagliato, momento giusto posto sbagliato.

Mi chiedo se le persone che sanno davvero chi e cosa sono riescano a provare questa sensazione ogni passo che fanno, mi chiedo se, conoscendosi abbastanza bene ed essendo ‘centrati’ (altra parola odiosa) sulla proprio essenza, riescano ad avere, senza sforzo, quello di cui hanno bisogno. Mi chiedo quale percorso abbiano fatto per ottenere questa beatitudine. Mi chiedo quante siano queste persone.

Io ne conosco giusto un paio, ma io non conosco molta gente, comunque un paio ne conosco, e non saprei trovare un comun denominatore che mi aiuti a capire. Posto che non credo nella fortuna sfacciata, cerco di individuare quale sia la comunanza tra di loro.

Proviamo:

entrambi non hanno paura di essere quello che sono, nel bene e nel male, non si vergognano dei loro difetti pur non esaltandosi per i loro pregi migliori. E questa mi sembra, ma forse lo è solo ai miei occhi, già una gran cosa, per me già hanno vinto così nella vita!

uno dei due sta bene così, l’altro cerca in continuazione il miglioramento ma entrambi conoscono la via per evitare l’alcolismo, cioè hanno degli obiettivi, sanno esattamente cosa li porterà nel mondo che più gli appartiene.

per motivi ed eventi molto diversi tra loro, entrambe hanno sperimentato il sentirsi rifiutati; anche se questo può sembrare patetico e scaturire da un’analisi di psicologia spicciola (e lo è a tutti gli effetti) mi sembra degno di nota; nel loro essere molto amati hanno capito cosa sia il non essere accettati e forse questo ci riporta al primo punto: hanno imparato che la loro natura è più importante di chi la sta giudicando, forse.

entrambi sono apparentemente egoisti ma sanno intuire perfettamente ciò che renderà felici le persone che li circondano e si dedicano talmente tanto a questa pratica da farti pensare che il dare e avere, il condividere, l’amare sono tutt’altro rispetto a ciò che le istituzioni preposte all’insegnamento di tutto ciò ti hanno sempre voluto far credere.

Raccolgo, per ora, solo queste poche informazioni, e non so se sono utili al ragionamento che volevo fare ma è tutto quello che ho quindi me lo farò bastare.

Quello che mi viene in mente è che troppe volte ci lamentiamo che le cose non girano, che non ci succede quello che vorremmo, che c’è sempre chi sembra essere più fortunato di noi. Ma esattamente con la stessa frequenza con cui ci lamentiamo, finisce che lasciamo correre, non ce ne preoccupiamo  più fino al successivo insuccesso, continuando a ficcarci in situazioni che non ci appartengono, a pensare, con scarsa convinzione, che quella è la nostra via, il nostro modo di essere, le nostre frasi, i nostri pensieri, senza approfondire se sia realmente così o se invece, più probabilmente, ci stiamo solo svendendo, se stiamo vivendo in riserva invece che con il pieno.

Quello che mi piacerebbe capire è se i successi e le sconfitte nelle nostre vite accadono per onestà o disonestà interiore verso quello che siamo. Quanto c’entri il fatto di lavorare per essere protagonisti della propria vita o semplici comparse, quanto sia possibile liberarsi dagli strati inutili che la vita ci mette addosso per ritrovare solo la fonte di noi stessi e da lì ripartire più leggeri e, soprattutto, quanto tutto questo duro lavoro sia effettivamente efficace a regalarci maggiore serenità.

Ma come si fa a strapparsi gli stracci che la vita ci butta addosso facendoci sentire miseri, ricoperti di roba non nostra, soffocati da strati inutili di detriti? Come si fa a riconquistarsi un posto dignitoso da cui poter vedere lo spettaccolo invece di guardare sempre dal buco della serratura? Dove si ritrova la magia di trovarsi in luoghi che ci appartengono invece che sbattuti in ogni dove a caso?

Io non credo nella fortuna sfacciata piuttosto penso che quella che noi chiamiamo fortuna sia solo la nostra parte migliore, onesta, non ancora corrotta che, a nostra insaputa, lavora, suda, chiama, urla fino a farsi sentire da qualcuno che ci potrà finalmente ascoltare e aiutare, e di persone intorno a noi disposte a fare questo, sempre a loro insaputa, ce ne sono moltissime.

Just a gift

Da qui si riparte

Henri Matisse 'La danza'

Sarà un ottimo inverno questo, ne sono certa, e quando vi dirò che non è così voi non credetemi!

Questo luogo è stato testimone di un ‘risveglio’ che, non era stato programmato ma si è manifestato in corso d’opera e, oggi, quel percorso ha preso forma, una forma ben precisa, la mia forma.

Il ritorno a scrivere sarà molto lento, lo dico da ora, ed il motivo è che sono ancora confusa: sto rimettendo insieme alcuni pezzettini ancora disordinati; non so se vi è mai capitato di scoprirvi diversi riconoscendovi in ciò che si è sempre stati, bè è ciò che è successo a me, quindi la faccenda richiede un minimo di pazienza. Ho circumnavigato me stessa per riscoprirmi di nuovo. Io ma non più io oppure, meglio, non più io ma pur sempre io.

Che sensazione esaltante cavolo!

Tutto è cominciato una sera in cui mi sentivo talmente in forma e centrata da dire la fatidica frase ‘Ma sti cazzi!’ che poi è solo la via più breve e triviale di un pensiero più nobile che è ‘Mi prendo quello che voglio senza paranoie’ che nemmeno così sembra essere tanto nobile ma è un modo per sintetizzare invece una vera e propria presa di coscienza importante che dovrebbe suonare come ‘Sono abbastanza forte da poter succhiare la mia vita senza il terrore di strozzarmi’.

Il piano in effetti è riuscito, sono stata abbastanza forte da prendermi ciò che volevo, peccato che, ironia della sorte, non era quello che avevo in programma di prendermi e questo ha portato alcune complicazioni.

Soffermarmi sulle complicazioni sarebbe ora troppo complicato appunto, vi basterà però sapere che il mio ’sti cazzi’ non era sufficiente ad affrontare tutto quello che è venuto dopo. Lo dico a tutti coloro che possono farsi venire due dubbi: la formula magica ’sti cazzi’ non può bastare quando si sta per essere catapultati in un universo parallelo.

E questo universo parallelo era ben più articolato del mio e del mio misero ’sticazzismo’.

Quando si passa lo stargate è difficile rimanere centrati e forti e risoluti, tanto più che per me era, allora, una novità, qualcosa appena scoperta in me, da elaborare e digerire ancora. Il sentirmi così meravigliosa (leggi figa) da poter affrontare a testa alta ogni situazione con quella faccia di chi dice ‘prova a sfidarmi’ poteva funzionare bene nel mio mondo ma non in quello che ho trovato passando lo stargate. Tanto per facilitarvi la comprensione posso dire che è stato come sentirsi pronti per la classe di fisica e ritrovarsi come compagno di banco Einstein, voglio dire per quanto si possa essere convinti e preparati, insomma un paio di dubbi ti vengono no?

Bè, a me ne son venuti più di un paio, anche troppi forse ma la situazione credo lo richiedesse. Ora, in una situazione del genere secondo me ci sono tre possibili reazioni:

1. sentirsi completamenti idioti e lasciare il corso

2. non sentirsi affatto idioti (essendolo però del tutto) e sfidare Einstein

3. sentirsi idioti ma pensare che Einstein come compagno di banco possa risultare un’ esperienza non da poco da cui trarne il massimo del profitto

Nel mio ritrovarmi sempre nel mezzo in cerca di un equilibrio, manco a dirlo, ho scelto la via numero 3 ed è stata una gran sudata ma anche straordinariamente appagante;

per farla breve, da che mi sentivo tanto figa mi sono ritrovata a mettere in discussione tutto e quando dico tutto intendo dal modo di relazionarmi con il mondo al colore dei miei calzini, giuro! Ho pensato dapprima di non aver capito nulla e di dover cambiare tutto quello che ero sempre stata, ho tentato strade nuove, nuovi approcci mentali, nuove esperienze in cui potermi mettere alla prova. Mi sono esaltata, depressa, incazzata, ho mandato in tilt il mio corpo e la mia mente per fare tabula rasa di tutto ciò che mi era stato inculcato e di ciò che avevo pensato di sapere su me stessa. Credo di essere morta, di aver passato del tempo in una stanza vuota a studiare e di essere poi tornata in vita.

Al mio risveglio, in uno stato di solo parziale consapevolezza di quello che mi era capitato, ho rimesso un piede davanti all’altro e ricominciato ad approcciare alla mia routine quotidiana e …solo allora è avvenuto il vero miracolo!

Oggi so per certo che la vita si diverte molto a farti giocare intorno a quello che sei, a coprirti gli occhi e a lasciare che tu ti perda chissà dove e che se per educazione, carattere o poca attenzione la si lascia fare, ci si ritrova a vivere la vita di qualcuno che non si conosce nemmeno tanto bene. Pensi di essere tu quel qualcuno ma ti guardi allo specchio e non ti riconosci e il non riconoscerti diventa talmente familiare da farti smettere di porti domande scomode.

Oggi ho riscoperto quello che sono sempre stata; le mie passioni, il mio carattere, le mie percezioni sono le stesse con le quali sono venuta al mondo, elaborate certo, ma non corrotte, sviluppate in qualcosa di nuovo magari ma ferme come le fondamenta di un edificio che ha visto mille ristrutturazioni ma ancora sta in piedi grazie ad esse.

Ricordo di aver scritto tempo fa che mi sentivo come se stessi rispolverando delle vecchie cose tirate giù dal solaio, ecco, oggi quelle cose non solo sono state rispolverate ma sono rientrate a far parte dell’utilizzo quotidiano per il quale erano state create.

Che sensazione esaltante cavolo!!

Convenevoli

R: Thò, guarda chi si rivede!

F: Hey, che piacere!

R: Bhè? che fine avevi fatto? Che hai combinato tutto questo tempo?

F: Ho girato un po’, vagabondato ed ho imparato qualcosa in più sul mio mondo. E tu?

R: Sempre stata qua, immobile ma non troppo. Ma anch’io mi sono studiato un po’ il mio. E cosa hai imparato? Capito cosa?

F: Bè…  ho capito che è meraviglioso vivere di passione, sensazioni, emozioni, istinto ma a volte avere un piano e attuare qualche piccola tattica è necessario per non perdersi. E tu? Scoperto qualcosa in più sul tuo mondo?

R: Dandogli un’occhiata più da vicino ho scoperto che mi fa più schifo di quanto pensassi e che forse invece di guardare solo il mio praticello dovrei preoccuparmi di fare qualcosa per migliorarlo, un po’ per tutti, non solo per me.

F: Sembra dunque che ci si ritrovi, cioè da adesso si può giocare sullo stesso campo, non credi? Tu più hippy, io più con i piedi per terra

R: Bè adesso non cominciare subito ad esagerare. Però, in effetti, non siamo mai state tanto vicine e simili, ne sono felice!

F: Hey ma… e il tuo cinismo?

R: Limato, credo, ma non del tutto, ci sto lavorando. E la tua aura multicolor?

F: E’ sempre qua! Quella serve a tutte e due, scherzi?!

R: Allora, ancora bentornata, sono contenta di averti dinuovo tra i piedi

F: Felice di essere accolta ancora una volta! Dai, rimettiamoci al lavoro

Let’s try again

E’ questa la strada? Sì, sembra proprio lei.

E il civico lo ricordi ancora? e il piano?

E’ qua, ma sì, non sono poi stata via molto.

Poso una valigia a terra e mi fermo per un momento difronte alla porta.

E’ difficile tornare, cosa dirò, basta un bel sorriso, un abbraccio e poi? che dico?

Busso, recupero la valigia e attendo. Strana sensazione.

Mi aspettavi… sì, un tè sì, grazie… mi accomodo ok… lì, al solito posto… perfetto

Ci siamo, si riparte

Sorrisi

Oggi Roma ha qualcosa di bello

l’asfalto è bagnato e, nonostante le nuvole, il cielo è azzurro e ogni tanto arriva anche una carezza di sole

da qualche parte, sono sicura, ci sarà anche un arcobaleno.

IL TROFEO

Non è quello che ho sempre pensato di desiderare che ora desidero, o meglio, non lo è più se mai un giorno lo è stato.
Cerco nei ricordi ma il più mi sfugge e lascio i miei pensieri vuoti a fare i conti con se stessi.
Esiste una tregua alla fine di ogni battaglia ma la mia tregua è più aggressiva della lotta stessa.
Spero in un trofeo e questo è quanto.
E mi chiedo a cosa mai possa servirmi.

Se avessi ancora 20 anni allargherei le braccia come il cristo di rio e lascerei che tutto sia fatto.
Mi lascerei percorrere, insegnare, ascoltare, affogare nel tutto di qualcosa che ancora non esiste e chissà se mai esisterà.
Lascerei insomma andare tutti i fermi, in caduta libera, con incoscienza e senza alcuna paura del dopo, del se, del chissà

Mi si chiede di riaprire delle porte chiuse e devo essere io a farlo, nessuno al mio posto se ne prende l’incombenza,
mi si sta chiedendo ‘butta giù il muro (e io aggiungo cosa non viene detto) così io posso passare in libertà senza sbattermi tanto a pensare a te!’
Ognuno pensi a se stesso! Cos’è questa favola del prendersi cura di un’altra persona? Cos’è quest’illusione che possiamo
completare qualcuno, cos’è questa strana parola ‘condividere’?

E continuo a pensare che quello che voglio sia solo un trofeo.

Pensieri da smistare

Passare il sabato sera a casa non è il miglior modo per spendere i proprio 34 anni. Passare il sabato sera in compagnia di Nabokov già è un modo migliore per farlo, ma se Nabokov mi ricordasse che il sabato sera avrei voluto spenderlo con qualcun altro potrebbe cominciare ad essere pericoloso.

Così come bere gin e succo d’arancia, potrebbe essere un modo per addormentarsi in pace ma se quel bicchiere potesse parlare mi direbbe che non era così che  voleva essere bevuto bensì in compagnia e lui saprebbe anche dirmi in compagnia di chi. Insomma né un buon libro, né un bicchiere di gin mi allontanano da pensieri inquieti, non tristi, non insostenibili, ma pur sempre inquieti.

E intanto penso, penso a chi mi dice di non pensare così tanto, penso a Gratia che beve un negroni in onore mio e del vecchio Cellophan, penso a Enri che chiede di andare a vedere un film tutti insieme appassionatamente, penso a S. che da questa botta come si riprenderà, penso a M. e alla monogamia illuminata, penso a chi mi dice che è meglio vivere come se dovessimo morire tutti domani, penso che il senso della mia vita è molto semplice e chiaro ma c’è sempre qualcuno che pensi non basti, me compresa.

E poi penso di andare, di muovermi, di inventare, di crescere e penso che mi sono stancata di farlo, quella che sono dovrebbe bastare e avanzare a me e a chiunque mi si pari davanti. Questo penso e a un miliardo di altre faccende. 

Penso che ognuno di noi ha i propri demoni e che non dovremmo aspettarci che gli altri li capiscano e tantomeno che se ne facciano carico e questo mi riporta al pensiero iniziale e il loop ricomincia.

Memoria

La memoria ha una gran dote, riesce a produrre il suo materiale a una velocità straordinaria: una tragedia si rammenta in un batter di ciglia, una vita intera in una bottiglia di gin

(P. McGrath – Il morbo di Haggard)

Flux v/s Rob

F: what’s wrong with you?

R: smettila Flux di parlare in iglese solo perchè hai visto due puntate di House in lingua originale

F: so what’s your problem?

R: ti ho detto di smetterla …

F: ok. Che diamine ti ha preso? Che hai fatto?

R: niente

F: niente..

R: niente!

F: aiutami a capire, perché qui ne va anche della mia esistenza e non ci sto a farmela rovinare da una sociopatica come te

R: ma di cosa stai parlando? È tutto sotto controllo!

F: sotto controllo una sega tesoro mio, vuoi che sto qui a guardare mentre mandi tutto a puttane solo perché non hai le palle di ammettere che non hai le palle di andare di avanti?

R: il concetto insomma è che non ho le palle….

F: come definiresti allora quello che hai fatto?

R: saggia e tattica ritirata

F: tua sorella!! Sei scappata, filata via, bandiera bianca perché non reggevi la battaglia

R: ma senti come ti esprimi.. io ti taglio tutti i serial americani che ti peggiorano il vocabolario, che poi se peggiorano te mi tocca ricomporre i pezzi a me… ma se ti licenziassi?

F: fallo! Ma figurati, hai paura anche della tua ombra, io sono l’unica cosa buona che ti è capitata e vuoi licenziarmi… sei davvero ridicola

R: vuoi la guerra? E guerra sia piccola deficiente sognatrice, tu senza di me non esisti te lo hanno spiegato nella comunità hippy dove vivi?

F: e tu senza di me saresti arida, ipocrita, e ancora più ottusa di quello che già non sei e potrei continuare ma il blog è pubblico e ti sputtanerei troppo

R: vuoi che ti dimostro come tu puoi facilmente spegnerti pian piano mentre io resto a guardare?

F: sentiamo

R: la mattina, appena sveglia, ti accendo subito la televisione su ‘uno mattina’ con uno splendido e pimpante Luca Giurato. Se non sono in uffico, alle 12.00 posso sintonizzare su ‘La prova de cuoco’ visto che non sai neanche cucinare..

F:…ha parlato Vissani

R:…al rientro dal lavoro non ti accendo la televisione (perchè sono buona) fin quando non parte Fabrizio Frizzi con ‘soliti ignoti’ anche se in alternativa su canale5 c’è La ruotona della fortunona con Papi e il premio nobel Victoria Silvstedt che fanno rimpiangere, se possibile, il poro Bongiorno…. Vuoi che continuo…? Ah scordati qualsiasi libro, l’adsl di Tiscali, e il cinema il mercoledì sera..

F: ….settimana enigmistica? Un Bartezzaghi ogni tanto?

R: NO!

F: ok… ti sembra il caso di fare una tregua e parlare da persone civili?

R: paura eh?!

F: abbastanza, lo ammetto, stupida come sei potresti anche mettere in pratica le minacce e rovinare la vita di entrambe

R: bene, parliamone, che vuoi da me?

F: che la smetta di masturbarti mentalmente e comici a pensare a qualcosa di veramente utile, che lasci andare le tue paure e diventi la persona che hai sempre desiderato essere.

R: oh! Tutto qui? Chissà che pensavo! …….Ti dicono niente quasi tre anni di psicoanalisi?

F: …ti dice niente il fatto che sei sempre allo stesso punto?

R: ok, che devo fare?

F: dimostra a te stessa che sai davvero quello che vuoi, esci, cercalo e prenditelo e non ti fermare davanti a niente

R: ma non so davvero quello che voglio…

F: oh mio dio, è una battaglia persa però con te… quasi quasi do le dimissioni io……

R: no, ti prego, sei l’unica che può aiutarmi; lo dico a malincuore ma lo dico, visto che progressi?

F: ti odio

R: ti amo

F: ok

R: amiche?

F: sorelle!

(tanti abbracci) 

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